Quando Lovable è la scelta giusta per il tuo sito, e quando ti costa cara
Il triangolo di ferro applicato ai siti web: veloce, economico, fatto bene. Puoi sceglierne due. La storia di una trattativa persa e di come si sceglie da quale lato stare.
Davide Ruggeri
Qualche settimana fa ho fatto una proposta di cui ero convinto. È finita con me che mandavo la potenziale cliente su Lovable, e con una lezione che mi porto dietro da allora.
La proposta
Una potenziale cliente mi contatta per un progetto personale a cui teneva molto. Non un sito aziendale: un’idea sua, precisa, che si vedeva già davanti agli occhi. Sapeva come doveva essere fatto, come doveva funzionare, cosa doveva trasmettere.
Il problema era il budget. Quello che chiedevo per realizzarlo era fuori portata.
Invece di scendere di prezzo o di ridurre il perimetro, ho proposto una terza strada: invece di costruirlo io, le insegno a costruirlo. Sei sessioni individuali, gli strumenti di AI per generare il sito descrivendolo a parole, io accanto nei passaggi tecnici. Costo molto più basso, risultato che rispecchia esattamente la sua idea, e alla fine autonomia piena.
Mi ero entusiasmato. Sulla carta era la soluzione perfetta: lei otteneva quello che voleva a una frazione del prezzo, io mettevo sul tavolo la parte in cui sono utile davvero, cioè il metodo e la competenza tecnica, senza dover comprimere un progetto che aveva un’anima diversa dai lavori che faccio di solito.
Ho offerto la prima sessione gratis, come prova.
Come è andata
Male.
Non per colpa sua. Per colpa di un calcolo che avevo sbagliato io.
Ho pensato al prezzo in euro e mi sono fermato lì. Ma il percorso che le stavo vendendo aveva un secondo prezzo, che non avevo scritto da nessuna parte e che non le avevo mai fatto notare: settimane di tempo, la fatica di imparare qualcosa di completamente nuovo, e la disciplina di andare avanti anche nei momenti in cui non si capisce cosa sta succedendo.
Quel prezzo lei non poteva pagarlo. Non perché non fosse capace: perché non era la valuta giusta per lei, in quel momento, per quel progetto.
A metà sessione l’ho capito. Alla fine le ho consigliato Lovable, e lei si è illuminata. Era chiaramente la risposta che stava cercando dall’inizio.
Il triangolo di ferro
Ripensandoci mi è tornato in mente un concetto che nel project management esiste da decenni: il triangolo di ferro. Veloce, economico, fatto bene. Puoi sceglierne due, mai tre.
Applicato alla domanda “come metto online il mio sito” funziona in modo quasi perfetto, e spiega perché tre persone con lo stesso obiettivo finiscono su tre strade completamente diverse.
Lo fa un professionista. Veloce e fatto bene. Il sito è pensato per crescere, non si rompe al primo imprevisto, e tu non devi imparare niente. In cambio è la strada che costa di più.
Lo impari e lo fai tu, con qualcuno che ti guida. Economico e fatto bene, o quasi. Il risultato somiglia molto al primo, e in più resta tuo davvero: sai come è fatto e sai metterci le mani. Ma il tempo si dilata, e va tutto a carico tuo.
Lo generi con Lovable, o con uno degli strumenti simili. Veloce ed economico. In un pomeriggio hai qualcosa online che assomiglia a un sito. Il prezzo lo paghi sulla qualità, e soprattutto lo paghi dopo.
Nessuno dei tre angoli è quello giusto in assoluto. Sono tre monete diverse, e ognuno ha in tasca quella che ha.
Cosa fa bene Lovable e cosa no
Voglio essere corretto, perché è uno strumento che ho consigliato io e non ho nessun interesse a raccontarlo peggio di quello che è.
Lovable fa una cosa notevole: azzera la distanza tra l’idea e qualcosa di visibile. Descrivi a parole cosa vuoi e in pochi minuti hai delle pagine che esistono, con un aspetto decoroso, online. Per chi ha in testa un’idea e nessuno strumento per tirarla fuori, quella prima volta è liberatoria. E il costo è irrisorio rispetto a qualsiasi alternativa.
I limiti arrivano tutti dopo, e sono di due tipi.
I primi sono quelli che vedi. Vuoi una modifica che lo strumento non ha previsto, e ti ritrovi a chiedergliela in dieci modi diversi finché non ti arrendi. I contenuti crescono e la struttura che andava bene per cinque pagine non regge più. Un giorno vuoi portare via il progetto e scopri che portarlo via è più complicato di quanto pensavi.
I secondi sono quelli che non vedi, e sono i peggiori. Le pagine sono lente. La struttura dei contenuti è pensata per apparire, non per essere trovata. Nessuno ha deciso quale pagina risponde a quale ricerca, perché nessuno si è posto il problema. Il sito esiste, sembra a posto, e semplicemente non arriva a nessuno. Non c’è un momento in cui qualcosa si rompe e te ne accorgi: c’è solo traffico che non arriva mai, e il traffico che non hai mai avuto non compare in nessun grafico.
Questa è la differenza che conta. Lovable ti dà un sito. Non ti dà un sito che porta clienti, e non lo pretende nemmeno.
Come scegliere, sul serio
Se stai decidendo come mettere online il tuo progetto, la domanda utile non è quanto costa. È quale delle tre monete hai in tasca, e cosa succede se sbagli.
Parti da qui: da questo sito dipende il tuo fatturato?
Se sì, l’angolo economico è quasi sempre una falsa partenza. Risparmi qualche migliaio di euro e ne perdi molti di più in contatti che non arrivano.
Se invece è un progetto personale, un’idea che vuoi vedere esistere, un posto tuo su internet, allora Lovable può essere la scelta giusta e non il compromesso al ribasso. Averlo online oggi vale più che averlo perfetto tra sei mesi, e il rischio che stai correndo è basso: se non funziona, hai perso un pomeriggio e venti euro.
E se hai davvero tempo e testa per impararlo, la terza strada è la più sottovalutata delle tre. Non perché fa risparmiare: perché alla fine sai come funziona la tua cosa. Ma è un investimento in mesi, non in euro, e va deciso con la stessa serietà con cui firmeresti un preventivo.
Quello che mi porto a casa
Ho regalato un’ora e ho mandato una potenziale cliente da un’altra parte. Sulla carta è una trattativa persa.
In pratica è la volta che ho imparato a fare una domanda che prima non facevo. Quando qualcuno mi dice che il budget non c’è, non passo più direttamente all’alternativa più economica. Prima capisco in che valuta quella persona può pagare, perché il denaro è solo una delle tre, e proporre a qualcuno di pagare in una moneta che non ha è il modo più elegante di fargli perdere tempo.
Il triangolo di ferro non lo puoi aggirare. Puoi solo scegliere in anticipo da quale lato stare, sapendo cosa stai lasciando sul tavolo.
Se non sai da che parte stai
La domanda su cui gira tutto sembra facile: da questo sito dipende il tuo fatturato? In pratica quasi nessuno la sa rispondere prima di provarci. Chi lavora bene da anni con il passaparola risponde di no, poi si accorge che il passaparola porta persone che comunque il sito lo guardano prima di chiamare. Chi risponde di sì spesso ha in mente un traffico che non ha mai misurato.
Da questa risposta dipende tutto il resto. Se è no, l’angolo veloce ed economico va benissimo e non ho niente da venderti. Se è sì, spendere poco all’inizio è quasi sempre il modo più caro di farlo.
Se stai per prendere questa decisione, raccontamelo.